FAQ2018-11-04T16:38:31+00:00

Nanotecnologia e Trattamento antiscivolo: volete saperne di più?

Qui le risposte alle domande che ci vengono rivolte più di frequente.
Per ogni altro dubbio contatteci e saremo lieti di rispondervi. info@4ward360.com

Come si misura la scivolosità di un pavimento?

Le superfici possono presentare valori d’attrito differenti a seconda dei materiali con cui sono costruite e delle condizioni di manutenzione e igiene, è abbastanza ovvio. Ma come si misura la scivolosità intrinseca di un pavimento?
La risposta è in questo caso è meno banale e scontata.
A questo riguardo esistono metodi di prova differenti tra loro e non correlabili in quanto basati su metodologie e presupposti di misurazione diversi e che non sempre vanno a considerare lo stesso tipo di attrito (statico o dinamico).
Tra i più conosciuti vi è il metodo DIN, o cosiddetto ‘della rampa inclinata‘; un metodo di misurazione dell’attrito statico di origine industriale che classifica i pavimenti da R9 a R13 oppure come A,B,C in funzione dell’angolo di scivolamento con piede calzato o nudo.
Oltre che essere lo standard tedesco, è considerato una norma tecnica di valore in molti altri paesi del mondo, soprattutto per la progettazione dei materiali.
E’molto importante tuttavia precisare che in Italia nessuna norma DIN è stata recepita su questo argomento e che l’unica fonte normativa in materia (il DM 236/89, ripreso poi anche dal testo unico sulla sicurezza nel lavoro DL 81/2008) richiede che la pavimentazione sia conforme allo standard antiscivolo B.C.R.A. (British Ceramic Research Association).
In sostanza la normativa antiscivolo italiana sceglie un approccio prestazionale e richiede di misurare con apposita strumentazione il grado di scivolosità di una superficie calpestabile nelle sue reali condizioni di utilizzo. In tal senso richiede di verificare (o intervenire per fare in modo che) i valori di attrito di un pavimento pedonale siano superiori a μ 0,40, soglia minima per considerare una pavimentazione sicura e quindi oggettivamente antiscivolo. 

Qual è il contributo delle micro e nanotecnologie nell’evoluzione dell’edilizia?

Le sfide a cui è chiamato oggi il settore pongono in primissimo piano la riqualificazione e la valorizzazione dell’esistente, che vede tra i principali punti di debolezza proprio la protezione dell’involucro edilizio e gli aspetti legati alla sicurezza delle costruzioni.
Indispensabile quindi l’adozione di nuovi modelli organizzativi e di tecnologie innovative e testate in grado di coniugare risposte prestazionali efficaci ed efficienti con sensibilità ambientale. 
Le soluzioni proposte da 4ward360 ai progettisti e agli addetti ai lavori rappresentano un punto di riferimento indispensabile per perseguire la priorità della rigenerazione urbana sostenibile unitamente alla qualità architettonica, al miglioramento del comfort e del benessere abitativo e alla riduzione dell’impatto ambientale.

Come avviene il processo di applicazione e quali tempi richiede?

Il processo di applicazione dei protettivi nanotecnologici è relativamente semplice: basta infatti spruzzare il prodotto sulla superficie da proteggere.
Il processo di auto organizzazione delle nanoparticelle che rende il substrato idrorepellente avviene a temperatura ambiente e pressione atmosferica.
L’effetto è visibile già dopo pochi minuti.

Quali superfici possono essere protette efficacemente con i protettivi nanotecnologici?

I protettivi nanotecnologici sviluppati e testati da 4ward360 trovano ottimi riscontri su pietre, cotto, intonaci, vetro, legno, tessuti, parete metalliche o verniciate, marmi, acciai e metalli vari. Praticamente non c’è materiale sul quale 4ward360 non sia in grado di intervenire con performance soddisfacenti e durevoli nel tempo. Si tratta solo di selezionare la formulazione più adeguata per il supporto che si desidera trattare, avendo ogni tipologia di superficie una struttura atomica specifica.

In quali settori e campi trova applicazione la nanotecnologia?

Oggi la nanotecnologia coinvolge molteplici indirizzi di ricerca, tra cui: biologia molecolare, chimica, fisica, ingegneria meccanica, ingegneria chimica ed elettronica, bioingegneria, scienza dei materiali.
I frutti della ricerca trovano già oggi concreta applicazione in molti aspetti dei vivere: nel campo della medicina, delle tecnologie informatiche, del risparmio energetico, dell’edilizia e restauro, dell’ alimentare e del confezionamento.